
In una foresta naturale, la morte di un albero non è la fine, ma un nuovo inizio: da esso infatti può generarsi una nuova esplosione di vita. Il legno morto che si può trovare nella nostra oasi comprende sia rami che veri e propri tronchi, ma anche interi alberi.
Questi si generano in seguito all’invecchiamento, la caduta accidentale causata da agenti atmosferici o abbattimento selezionato (per motivi di sicurezza o gestio
ne delle specie aliene). Il legno morto è un indicatore fondamentale di biodiversità e molte specie forestali, sia animali che vegetali, dipendono direttamente da esso per sopravvivere. Nel nostro immaginario comune un bosco “pulito”, privato nella necromassa, è considerato più bello e ordinato, ma è spesso un bosco biologicamente povero. Il legno morto nei boschi è sempre più difficile da trovare, soprattutto in pianura, ma è prezioso sotto molti punti di vista. Ecco alcuni attraverso i quali migliora la qualità di un ambiente:
– funghi e batteri colonizzano per primi il legno morto, decomponendo lignina e cellulosa; in questo mo
do avviano la sua degradazione e il legno si ammorbidisce, diventando di conseguenza più accessibile ad altri organismi;
– il legno marcescente trattiene l’umidità come una spugna, offrendo un letto ideale per la crescita di specie vegetali,
muschi e licheni;
– il legno in decomposizione ospita gli organismi saproxilici (dal greco sapro- “marcio” e xilo- “legno”), esseri viventi sia animali che vegetali che dipendono dal legno morto in almeno una fase del loro ciclo vitale, svolgendo un ruolo cruciale nel riciclo dei nutrienti e nella salute degli ecosistemi forestali;
– gli insetti xilofagi (dal greco da xýlon- legno e phageîn- “mangiare”), come alcune specie di coleotteri e api selvatiche, utilizzano il legno come cibo o come sito di nidificazione per le loro larve;
– attraverso la decomposizione del legno morto, sostanze preziose come l’azoto vengono liberate nel terreno, contribuendo alla creazione dell’humus fertile necessario alla crescita delle giovani piante;
-gli alberi morti o morenti offrono rifugio a una vasta gamma di vertebrati. I picchi ad esempio, creano delle cavità nel legno per cercare larve o nidificare, accelerando di conseguenza l’ingresso di aria e umidità nel tronco e contribuendo così al processo di decomposizione. Questi fori possono diventare poi rifugi preziosi per civette, cince, ghiri, pipistrelli e molte altre specie. Sotto i tronchi schiantati o all’interno delle ceppaie trovano casa anfibi, rettili e piccoli mammiferi come mustelidi e roditori. Infine, molti rami e tronchi parzialmente sospesi diventano ideali posatoi per molte specie di rettili e uccelli, che li sfruttano per termoregolare o individuare le prede;
-oltre al valore biologico, in alcune condizioni il legno morto svolge funzioni vitali per la sicurezza del territorio, come la stabilizzazione del suolo, prevenendone il dilavamento.
Cosa possiamo fare noi? La conservazione del legno morto è oggi una priorità nelle aree protette e nei progetti dell’Unione Europea. Anche nei giardini privati possiamo contribuire:
- Non “pulire” troppo: lasciare una vecchia ceppaia o un ramo caduto favorisce l’equilibrio ecologico;
- Creare habitat: accatastare vecchi rami in un angolo del giardino crea un rifugio invernale per piccoli mammiferi e insetti;
- Alberi habitat: conservare, dove non ci sono rischi per la sicurezza, gli alberi morenti che presentano cavità naturali, contribuisce alla creazione di piccoli habitat per diverse specie.
Un albero morto, in piedi o schiantato a terra, ospita più forme di vita (in termini di biomassa e numero di specie) di quante ne ospitasse quando era in vita. È paradossalmente tra gli elementi più “vivi” del bosco.

