
L’edera è una delle piante più incomprese dei nostri ecosistemi. Spesso vittima di antichi pregiudizi che la dipingono come un parassita soffocante da estirpare, oggi cerchiamo di conoscerla e di capire invece diversi modi con i quali l’edera è utile agli ecosistemi.
Non è un parassita! Specie presente in tutta la nostra penisola, l’edera appartiene alla famiglia delle Araliaceae e possiamo trovarla sia sotto forma di rampicante che strisciante al terreno. È una pianta autotrofa, ovvero produce il proprio nutrimento attraverso la fotosintesi clorofilliana, che riesce ad attuare anche in presenza di pochissima luce. Possiede le proprie radici sotterranee, che assorbono acqua e sali minerali dal terreno in modo indipendente. Le strutture che vediamo sul tronco e che spesso additiamo come colpevoli di “rubare” nutrimento ad altri individui, sono radici avventizie aeree, che servono alla pianta per ancorarsi meccanicamente. La sua massima attività avviene quando la pianta su cui rampica è in riposo vegetativo, ovvero nel periodo autunnale/invernale. In questo periodo infatti, l’edera non solo non deve competere per la luce, ma contribuisce alla stabilità microclimatica del tronco che la ospita.
L’edera svolge funzioni che nessun’altra pianta può sostituire:
– è una risorsa trofica fondamentale per molti animali in periodi critici, come l’autunno e l’inverno. Fiorisce tra settembre e novembre e, in questi mesi, le sue ombrelle di fiori sono tra le poche fonti di nettare e polline per molti impollinatori che si preparano allo svernamento. Le bacche maturano a fine inverno, quando le riserve di altri frutti boschivi sono esaurite: tordi, merli e altri uccelli ne sono ghiotti. Le foglie sempreverdi, inoltre, sono un foraggio d’emergenza per cervi e caprioli ad esempio durante le forti nevicate;
– offre isolamento termico e riparo: il fitto intreccio dei rami dell’edera e le sue foglie creano un microambiente che offre protezione mitigando le gelate invernali e l’eccessiva traspirazione estiva della corteccia dell’albero che la ospita. Inoltre, la densità del fogliame offre rifugio e un buon posto dove nidificare per molti animali, come alcune specie di uccelli;
– l’edera esercita una fondamentale selezione naturale nel bosco. Se un albero è già compromesso da malattie, parassiti o vecchiaia, l’edera ne aumenta il peso e la resistenza al vento (effetto vela), facilitandone la caduta. Come conseguenza, dove l’albero cade si aprirà un varco che permette alla luce di raggiungere il suolo, innescando la crescita di piante giovani in attesa di crescere nel sottobosco;
– altri benefici: l’edera contribuisce alla rimozione di inquinanti volatili come il benzene (prodotto ad esempio dal traffico urbano), oltre a rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera attraverso la fotosintesi.
Cosa possiamo fare quindi? Trattiamola come parte utile e fondamentale dell’ecosistema, e non come piaga da debellare. In un’area protetta e in condizioni di sicurezza, rispettare l’edera significa rispettare e incentivare la complessità della vita.

